Dal paziente complesso al rischio postoperatorio: perché medicina, chirurgia e assistenza infermieristica devono integrarsi in un unico percorso clinico sicuro, tempestivo e multidisciplinare.
Medicina e chirurgia: verso un modello integrato di gestione clinica
La moderna medicina e chirurgia si colloca in un paradigma assistenziale caratterizzato da crescente complessità clinica, nel quale la tradizionale distinzione tra ambito medico e chirurgico risulta progressivamente superata. Il paziente contemporaneo, spesso portatore di multimorbidità e fragilità, richiede un approccio integrato, in cui diagnosi, trattamento e assistenza siano strettamente interconnessi.
L’World Health Organization, nei più recenti report sulla sicurezza chirurgica, sottolinea come l’integrazione tra discipline rappresenti un elemento essenziale per ridurre eventi avversi e migliorare gli outcome clinici. In particolare, l’implementazione di percorsi clinico-assistenziali integrati è stata associata a una riduzione significativa della mortalità perioperatoria e delle complicanze evitabili.
Questo cambiamento di paradigma implica un’evoluzione anche del ruolo infermieristico, che si configura sempre più come funzione di raccordo tra le diverse fasi del percorso di cura.
Il paziente medico-chirurgico: complessità e rischio clinico
Il paziente afferente ai percorsi di medicina e chirurgia presenta caratteristiche di elevata complessità, determinate dalla coesistenza di patologie croniche, instabilità fisiologica e necessità di interventi invasivi.
Un contributo rilevante alla comprensione del rischio chirurgico globale deriva dallo studio pubblicato su The Lancet nell’ambito del progetto Global Surgery. Questo lavoro ha evidenziato come ogni anno vengano eseguiti oltre 300 milioni di interventi chirurgici nel mondo, con un tasso significativo di complicanze postoperatorie, molte delle quali prevenibili. Lo studio sottolinea che la maggior parte degli eventi avversi non si verifica durante l’intervento, ma nel periodo postoperatorio, evidenziando criticità legate al monitoraggio clinico e alla gestione precoce del deterioramento.
Questo dato ha profonde implicazioni assistenziali: il focus della sicurezza non può limitarsi alla sala operatoria, ma deve estendersi all’intero percorso perioperatorio.
Il percorso perioperatorio: evidenze e implicazioni cliniche
Il percorso perioperatorio rappresenta l’ambito privilegiato di integrazione tra medicina e chirurgia.
Fase preoperatoria
La valutazione preoperatoria consente di identificare e modificare i fattori di rischio. In questo contesto, studi recenti evidenziano come l’ottimizzazione preoperatoria (prehabilitation) sia associata a una riduzione delle complicanze postoperatorie, in particolare nei pazienti fragili.
Fase intraoperatoria
Un punto di svolta nella sicurezza chirurgica è rappresentato dall’introduzione della checklist chirurgica dell’World Health Organization. Uno studio multicentrico pubblicato sul New England Journal of Medicine ha dimostrato che l’utilizzo sistematico della checklist è associato a una riduzione della mortalità chirurgica dal 1,5% allo 0,8% e delle complicanze dal 11% al 7%.
Questo risultato è attribuibile non solo alla standardizzazione delle procedure, ma soprattutto al miglioramento della comunicazione tra i membri del team.
Fase postoperatoria
Il periodo postoperatorio rappresenta la fase a maggiore rischio. Un’analisi pubblicata su BMJ Quality & Safety (2023) ha evidenziato che il riconoscimento tardivo del deterioramento clinico è uno dei principali fattori associati a eventi avversi gravi, inclusi arresto cardiaco e morte evitabile.
Lo studio sottolinea che l’implementazione di sistemi di monitoraggio strutturato (come Early Warning Scores) e la formazione del personale infermieristico migliorano significativamente la capacità di identificare precocemente il deterioramento.
Sicurezza del paziente: dal dato scientifico alla pratica clinica
La sicurezza del paziente rappresenta un elemento centrale nella pratica di medicina e chirurgia.
Le linee guida del National Institute for Health and Care Excellence sul paziente acuto deteriorante evidenziano che la mortalità ospedaliera è spesso preceduta da segni clinici identificabili nelle ore precedenti. Tra questi:
-alterazioni della frequenza respiratoria
-variazioni dello stato di coscienza
-instabilità emodinamica
Le raccomandazioni NICE sottolineano che l’identificazione precoce di questi segnali, associata a una risposta tempestiva, può ridurre significativamente gli esiti negativi.
Inoltre, studi recenti evidenziano che la comunicazione strutturata, come il modello SBAR, migliora la trasmissione delle informazioni critiche e riduce il rischio di errori.
Il ruolo infermieristico: competenza clinica e capacità decisionale
Nel contesto della medicina e chirurgia, l’infermiere assume un ruolo centrale nella gestione del paziente complesso.
Le evidenze pubblicate su BMJ Quality & Safety dimostrano che il coinvolgimento attivo degli infermieri nei processi decisionali è associato a una riduzione degli eventi avversi e a un miglioramento degli outcome clinici.
Questo è attribuibile a diverse competenze specifiche:
-monitoraggio continuo del paziente
-capacità di riconoscere segni precoci di deterioramento
-attivazione tempestiva dei percorsi di escalation
-coordinamento tra team multidisciplinari
L’infermiere, infatti, rappresenta il professionista che garantisce la continuità assistenziale lungo tutto il percorso di cura, fungendo da elemento di integrazione tra dimensione medica e chirurgica.
La sezione medicina e chirurgia si configura come uno spazio clinico ad alta complessità, in cui integrazione, sicurezza e tempestività rappresentano elementi fondamentali.
Le evidenze scientifiche più recenti dimostrano che la qualità dell’assistenza non dipende esclusivamente dall’atto medico o chirurgico, ma dalla capacità del sistema di riconoscere precocemente il rischio, intervenire in modo coordinato e garantire continuità assistenziale.
In questo contesto, il ruolo infermieristico emerge come determinante, non solo nella gestione operativa, ma nella costruzione di un modello assistenziale realmente efficace e sicuro.
- World Health Organization – Safe Surgery Saves Lives
- The Lancet – Global Surgery 2030
- New England Journal of Medicine – A Surgical Safety Checklist to Reduce Morbidity and Mortality in a Global Population
- BMJ Quality & Safety
- NICE – Acutely ill adults in hospital: recognising and responding to deterioration
- World Health Organization – Patient Safety
- Institute for Healthcare Improvement – SBAR Tool
- Royal College of Physicians – National Early Warning Score (NEWS2)
- Ministero della Salute – Sicurezza delle cure e rischio clinico
- Agenas – Sicurezza delle cure
- FNOPI – Professione infermieristica
- WHO – Communication during patient hand-overs

Marialuisa Asta è infermiera, giornalista e scrittrice.È Direttore responsabile di Infermieristicamente.it, testata giornalistica specializzata in informazione sanitaria e professionale e di Universo Infermieristico, rivista infermieristica dell’Opi Catania. Svolge attività di analisi e divulgazione sui temi della sanità pubblica, delle politiche sanitarie e del lavoro infermieristico, con particolare attenzione agli aspetti normativi, organizzativi e sindacali. È impegnata nel sindacato NurSind, contribuendo alla tutela dei diritti degli infermieri e alla promozione della professione. Nel corso della sua attività ha sviluppato un approccio integrato tra competenze cliniche e giornalistiche, finalizzato a una comunicazione rigorosa, accessibile e orientata alla valorizzazione del sistema sanitario e dei suoi professionisti.
