Turno notturno infermieri: uno studio su 3.300 professionisti collega la privazione del sonno a un aumento degli errori clinici e del rischio per i pazienti.
1. Il turno notturno e il carico assistenziale reale
Nel turno di notte, il numero degli infermieri è sempre inferiore rispetto ai turni diurni e questo perché si ritiene che le attività nel turno di notte implichino un carico lavorativo minore rispetto ai turni diurni. Ma è veramente così?
Il NurSind ha condotto uno studio per valutare quali attività si svolgono di notte e le conseguenze tra la privazione del sonno e gli errori commessi dagli infermieri.
Numero di ore e qualità del sonno hanno subito nel tempo delle trasformazioni, riflettendo i cambiamenti della società, oggi definita “Società 24 ore”: il sonno è diventato più breve, compatto e profondo. Alla brevità del sonno hanno contribuito diverse sollecitazioni, tipiche di una società che non dorme mai. Una di queste sollecitazioni è costituita dal lavoro a turni e notturno, che spesso è organizzato secondo modalità che contrastano con le caratteristiche fisiologiche dell’uomo, determinando stanchezza, ma anche malattie e infortuni dei lavoratori.
Posto che il turno notturno di lavoro non può essere eliminato, è importante individuare le strategie per minimizzare le conseguenze negative di orari di lavoro e di vita innaturali. Il turno di notte copre solo un terzo dell’assistenza globale ed è da sempre opinione comune che la notte implichi un carico lavorativo minore rispetto ai turni diurni, eppure dalla somministrazione della terapia, al disbrigo delle pratiche burocratiche, fino ai prelievi ematici mattutini, il turno notturno impegna il personale infermieristico, al quale si chiede una lucidità mentale e fisica in linea con quella richiesta durante i turni diurni, ma con una differenza: lo stato psico-fisico di un infermiere che lavora di notte non è efficiente come quello di chi lavora di giorno.
2. Privazione del sonno, rischi ed evidenze scientifiche
Secondo gli ultimi dati dichiarati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), sono almeno 134 milioni i pazienti che ogni anno sono vittime di eventi avversi che si verificano a causa della mancanza di sicurezza nelle prestazioni sanitarie e 2,6 milioni quelli che muoiono per questo, ma la maggior parte di questi decessi sono evitabili.
Lo studio, condotto dalla dott.ssa Asta Maria Luisa e dal dott. Salvo Lo Presti, infermieri, per conto di NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, e pubblicato sulla rivista Professioni infermieristiche, aveva come obiettivo quello di indagare la relazione tra la privazione del sonno e gli errori nell’assistenza sanitaria al paziente da parte del personale infermieristico che lavora nel turno di notte.
Nel settore aeronautico ed in quello dei trasporti, gli studi condotti hanno rilevato come la privazione di sonno aumenti il rischio di errori. Poche sono invece le ricerche che hanno indagato l’assistenza notturna infermieristica.
In ambito sanitario, la sonnolenza del turno notturno produce tre grossi problemi di sicurezza:
(1) riduzione della vigilanza e aumento del rischio di sonno involontario con errori nella cura del paziente
(2) aumento del rischio di infortuni sul lavoro e in itinere, compresi gli incidenti automobilistici sul tragitto di ritorno a casa dal lavoro
(3) compromissione della salute dell’infermiere, assenze sul lavoro e aumento dei costi sanitari.
Tre problematiche di grande rilevanza, tanto che la stessa Joint Commission ha espresso la sua preoccupazione per l’effetto che ha la fatica dell’infermiere sulla sicurezza del paziente, pubblicando un Sentinel Alert in cui raccomanda a tutte le organizzazioni sanitarie di evitare il rischio di affaticamento notturno.
È stata condotta una ricerca della letteratura interrogando le banche dati PubMed e Cochrane, limitando la selezione degli articoli agli ultimi 10 anni. Solo uno studio ha soddisfatto i parametri richiesti: “Sleep Deprivation and Error in Nurses who Work the Night Shift” del 2014, di Arlene L. Johnson, il cui questionario è stato adattato alla realtà italiana e somministrato ad un campione di 41 mila infermieri, al quale hanno risposto in 3358.
3. Risultati della ricerca e implicazioni organizzative
Dai risultati emerge che il 94,7% dei rispondenti, durante il turno notturno, svolge attività ordinaria. Il 16,8% dei rispondenti ha commesso errori negli ultimi due turni notturni; nel 59,5% dei casi è stato commesso un solo errore.
La carenza di sonno (3-5 ore dormite nell’arco delle 24 ore del giorno che precede l’intervista) sembra determinare una maggiore frequenza di errori.
Questa tendenza è particolarmente marcata presso gli infermieri impegnati nei reparti di area critica (23,9%). Anche il numero di notti incide sulla propensione a commettere errori, con una frequenza del 20,5%.
La propensione a commettere errori è piuttosto elevata per la classe di età più giovane (17,2%), tende a calare nella classe di età intermedia (15,8%), per poi aumentare nuovamente nella classe di età più anziana (17,6%).
Da quanto emerso, a commettere errori è stato il 16,8% degli infermieri rispondenti, un dato probabilmente sottostimato, anche per la reticenza ad ammettere gli errori nonostante l’anonimato. Questo dato assume maggiore rilevanza se si considera che 7 infermieri su 10 percepiscono un’elevata probabilità di errore.
Carenza di sonno, numero di notti, carenza di personale e pianificazione del lavoro notturno contribuiscono ad aumentare tale rischio. Inoltre, i turni incidono sul rischio di infortunio per il 15% nei turni pomeridiani e fino al 30% nei turni notturni.
L’assistenza notturna è quindi faticosa e impegnativa e può avere effetti negativi sulla qualità delle cure. Per questo, le organizzazioni sanitarie dovrebbero sostenere gli infermieri migliorando l’organizzazione del lavoro notturno, aumentando il personale e investendo in strategie di age management, così da ridurre l’impatto negativo sulla qualità della vita e valorizzare l’esperienza professionale. La professione infermieristica, infatti, comporta movimentazione manuale dei pazienti, posture incongrue, prolungata stazione eretta, lavoro a turni e un contesto ad alta intensità emotiva, in cui stress e deterioramento della capacità lavorativa sono sempre presenti.
Asta, M. L., Lo Presti, S., Pasetti, P., & Bonazza, V. (2022). Il legame tra la privazione del sonno e gli errori commessi dagli infermieri durante il turno di notte. PROFESSIONI INFERMIERISTICHE, 75(2), 101–105.
https://www.profinf.net/pro3/index.php/IN/article/view/1026

Marialuisa Asta è infermiera, giornalista e scrittrice.È Direttore responsabile di Infermieristicamente.it, testata giornalistica specializzata in informazione sanitaria e professionale e di Universo Infermieristico, rivista infermieristica dell’Opi Catania. Svolge attività di analisi e divulgazione sui temi della sanità pubblica, delle politiche sanitarie e del lavoro infermieristico, con particolare attenzione agli aspetti normativi, organizzativi e sindacali. È impegnata nel sindacato NurSind, contribuendo alla tutela dei diritti degli infermieri e alla promozione della professione. Nel corso della sua attività ha sviluppato un approccio integrato tra competenze cliniche e giornalistiche, finalizzato a una comunicazione rigorosa, accessibile e orientata alla valorizzazione del sistema sanitario e dei suoi professionisti.
